Nonostante la crisi, la pellicceria italiana aspetta con ottimismo la crescitaL’andamento negativo registrato nel 2014 permane anche nel 2015 con una produzione a livello façon in calo (-8,5%). A livello di committente, il peso delle griffe rimane stabile e aumenta la quota dei marchi di abbigliamento a discapito di quelli specializzati in pellicceria

Mar 25, 2016
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L’andamento negativo registrato nel 2014 permane anche nel 2015 con una produzione a livello façon in calo (-8,5%). A livello di committente, il peso delle griffe rimane stabile e aumenta la quota dei marchi di abbigliamento a discapito di quelli specializzati in pellicceria

Studio-Pellicceria-2015-italiano-PRESS-9L’ultima ricerca di PriceWaterhouseCoopers per AIP segnala che nel 2015 la produzione a valore ha registrato un calo nella fase di confezione dell’ 8,5% causato in parte dal persistere della decrescita delle esportazioni verso importanti Paesi destinatari del Made in Italy quali Russia ed Ucraina (-34% e -30% YoY), in parte da un abbassamento dei prezzi medi delle pelli, in particolare in Russia (e.g. calo del 4% dello zibellino), nonostante il lieve aumento del 4% e 13% alle aste di Helsinki e Copenaghen, rispettivamente. Nel 2016 si prevede che la produzione dei confezionisti decresca ulteriormente (-10,0% YoY), e questo trend sarà osservabile anche a livello wholesale e retail (-11,2% e -11,3% rispettivamente).
I consumi wholesale hanno registrato una diminuzione più marcata nel 2015 (-3,8%) – dopo il leggero calo nel 2014 del -1,9% – a causa delle minori esportazioni effettuate verso Paesi chiave quali la Russia e l’Ucraina. Nel 2015 la quota di produzione italiana destinata all’export ha raggiunto il 35% a valore, in calo rispetto al 2014 (2pp). Nel 2015, il calo dell’export di circa il 13% sull’anno precedente è stato dovuto alle minori importazioni di prodotti di lusso e pellicceria da parte di Cina/Hong Kong (comunque del 14%), Russia e Ucraina. Altri Paesi, come USA (15%), Francia (13%), Giappone, continuano, invece, ad aumentare le importazioni di pellicce dall’Italia. I prodotti in pelliccia (capi, accessori o inserti) sono realizzati da produttori specializzati del settore in misura prevalente per il proprio brand (40%) o per le griffe (48%), e in via residuale per altri marchi di abbigliamento. Il crescente peso delle griffe denota un cambiamento nel modo di concepire la pelliccia, che è sempre più legata al mondo del lusso e dei trend della moda in generale.
Dopo il calo avvenuto nel 2012, i consumi retail mostrano valori stabili intorno a €1.100 M. La pelliccia continua ad essere un capo di alta moda e a comparire sui catwalk di importanti stilisti. Nella stagione 2015-2016 spiccano in particolare i collage di colori e fantasie e tagli più moderni. Permane un richiamo nostalgico al passato e alla tradizione, ma la pelliccia si afferma sempre più come un prodotto in grado di rinnovarsi. Le classiche pellicce lunghe stanno lasciando spazio a quelle corte (dedicate a consumatori più giovani) che nel 2015 hanno pesato per il 60% sulla produzione, mentre accessori e inserti coprono il 20%.

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