Commistioni metropolitane con Federica PolliVincitrice ex aequo nella sezione pellicceria del RMI per Giovani Stilisti e incontrata nell’edizione dello scorso settembre di TheOneMilano, la giovane designer Federica Polli propone una moda “urban”, di gusto giovane e contemporaneo, dall’affascinante concept legato al mimetismo

Feb 22, 2018
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Qual’è il tuo percorso di studi? Come è nato il progetto con la pelliccia?

Dopo la maturità scientifica mi sono iscritta all’ Accademia di Costume e Moda di Roma. Ho studiato la storia della moda, dello spettacolo, del costume e la storia dell’arte e marketing, e nelle ore di laboratorio ho conosciuto le varie fasi della progettazione sia per quanto riguarda la moda abbigliamento e accessori, sia nell’ambito del costume teatrale e cinematografico, affinando così un metodo di lavoro.
La pelliccia è un materiale che mi ha sempre affascinato fin da piccola, così ho avuto l’opportunità di poter presentarne una collezione non ho esitato. La collezione è ispirata al mondo militare, l’attenzione si concentra soprattutto sul capospalla e sulla molteplicità di tasche di cui è munito. Da questo studio, che deriva dalla storia del costume, è scaturito un divertente gioco di finzione di cui le tasche sono le protagoniste principali, e ciò che lo rende possibile sono gli intarsi di pelliccia. L’uso di colori vivaci riprende il concetto di mimetizzazione propria dei capi militari, così le mie pellicce ben si mimetizzano nell’ambiente urbano.

Come descriveresti la tua visione della moda? Come mai hai scelto di dedicarti proprio a questa carriera?

Non ho mai avuto hobby e passioni permanenti nel tempo, ma questo mondo mi ha sempre affascinato. Finito il liceo, mi sono buttata nel mondo della moda senza un piano preciso, non avrei mai pensato potesse diventare un giorno il mio mestiere. Ad oggi penso sia la scelta migliore che io abbia mai fatto, è l’unica cosa che non mi ha ancora stancato e credo che non mi stancherà mai perché è intraprendendo questo percorso che sto imparando a conoscermi. Posso dire di aver trovato la passione della mia vita.
La mia personale visione estetica è legata a tutto ciò che ha qualche imperfezione. Mi piacciono le dissonanze. Tutto ciò che è “perfettamente perfetto” genera in me quasi un senso di disagio. Adoro quel particolare che crea un certo alone di mistero – che non voglio assolutamente risolvere altrimenti non ne sarei più attratta.

Come si sviluppa il tuo processo creativo?

Cerco l’ispirazione in tutto ciò che mi circonda. Sono sempre molto attenta, nulla passa inosservato. Sono sempre in cerca di nuove esperienze e nuovi stimoli. Il mio processo creativo non segue sempre una logica precisa. Le idee le elaboro più che altro di notte. La mattina comincio a fare schizzi in maniera veloce e disordinata senza una direzione definita, senza soffermarmi troppo sul dettaglio, finché non vedo che alcuni disegni iniziano ad avere qualcosa che li accomuna. È da questo che inizio a riordinare gli schizzi e a dare un senso logico al progetto.

Che ruolo gioca l’artigianalità nelle tue creazioni?

Fondamentale. Credo che mettere mano direttamente sulla materia sia fonte di grande ispirazione. A volte è partendo da questo senza avere un progetto preciso che scaturiscono le idee migliori: la bidimensionalità del foglio bianco a volte è limitante.

Dove produci i tuoi capi?

I miei capi di pellicceria, vincitori alla XXVIIª edizione del Concorso Nazionali Giovani Stilisti Italiani RMI con la menzione di “aver saputo rinnovare in maniera contemporanea il tema del concorso imperniato sull’uso e riuso di vecchie pellicce”, sono stati prodotti in un laboratorio di Roma con un “tessuto” di visone patchwork realizzato da un artigiano associato AIP, interpretando così i principi del riutilizzo e dell’upcycling fondamentali per una moda sostenibile.

Nell’era del fast fashion e della produzione di massa, cosa significa per te unicità?

In questo momento storico è molto difficile distinguersi dalla miriade di proposte. Per me unicità significa essere semplicemente sé stessi, senza voler somigliare a nessun altro. Credo che la cosa più importante sia accettarsi per come siamo, solo così siamo davvero originali. E la moda gioca un ruolo fondamentale in questo contesto.

Hai collaborazioni o impegni in vista? Una partecipazione a Remix 2018 per esempio?

Al termine della studi accademici, l’Accademia ha organizza un Talent in cui i ragazzi hanno avuto la possibilità di presentare un loro progetto ad una commissione esterna che quest’anno composta da Simonetta Gianfelici, Elysa Cipriani, Tom Rebel e Gianpiero Arcese. Io sono stata selezionata per la collezione di Accessori Uomo (scarpe e borse) che è stato possibile vedere a gennaio scorso presso il Guido Reni District (Roma) in un evento organizzato in collaborazione con AltaRoma.
Grazie alla mia partecipazione alla fiera TheOneMilano con i miei capi, l’azienda Manetti si è offerta di finanziare e realizzare la mia collezione di pellicceria che sarà esposta in un corner del suo spazio espositivo dell’edizione di febbraio.
E sì, ho avuto la grande soddisfazione di essere stata scelta tra i 10 finalisti del concorso internazionale Remix presieduta da Sara Sozzani Maino di Vogue Talents e con Arthur Arbesser jury guest. La sfilata è prevista per il prossimo 25 febbraio presso Palazzo Barozzi di Milano, è molto eccitante, sarà una bellissima serata.

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