AIP e IFF presentano il programma di tracciabilità e sostenibilitàLa International Fur Federation e l’Associazione Italiana Pellicceria hanno presentato nei mesi scorsi il programma di tracciabilità e di responsabilità sociale “Natural Fur. The Responsible Choice” che la Federazione sta portando avanti a livello globale e l’Associazione italiana sul mercato nazionale. Ne abbiamo parlato con Roberto Scarpella, Presidente dell’Associazione Italiana Pellicceria

Set 10, 2018
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Roberto Scarpella
Roberto Scarpella

Come si evince dalla brochure “Natural Fur – The responsible choice”, le caratteristiche di sostenibilità sono un aspetto inscindibile dalla pelliccia, così come la sua biodegradabilità, tracciabilità, trasparenza di filiera…
Il libretto informativo della International Fur Federation è un’importante strumento di comunicazione che illustra le caratteristiche di sostenibilità del prodotto pelliccia e quanto tutto il settore sta facendo per garantire benessere animale, tracciabilità della produzione e trasparenza verso il consumatore. La nostra Associazione, che ne ha curato la versione italiana, lo ha trasmesso a tutte le aziende associate, agli istituti di moda e design, agli uffici stile delle più importanti case di moda e ai buyer più qualificati. Una copia della brochure viene anche consegnata in occasione di ogni incontro politico o istituzionale.

L’obiettivo di implementare uno standard generale di certificazione per l’ “animal welfare” (il WelFur), a partire dal 1° gennaio 2020 è ambizioso. Pensa che si riuscirà anche a coinvolgere i più importanti brand della moda e eventualmente le associazioni che si battono per il benessere degli animali?
Assolutamente sì per quanto riguarda molte importanti griffe, che già conoscono questo progetto, ne hanno seguito lo sviluppo e attendono di poter utilizzare le pelli certificate per le loro produzioni. Quanto alle associazioni che si battono per il benessere degli animali, ritengo che quelle veramente impegnate in questo ambito e non interessate unicamente ad eliminare ogni utilizzo umano di prodotti di origine animale non possano che vedere con favore la certificazione.
Difatti un’importantissima aree di impegno per la nostra Associazione è la costante tutela e promozione degli elevati standard di benessere animale garantiti dai nostri allevamenti di animali da pelliccia, che in Italia riguardano esclusivamente il visone. Gli allevamenti italiani sono numericamente esigui, ma la loro produzione è di alto livello e posso dire con orgoglio che quasi tutti hanno già completato il percorso per ottenere la certificazione WelFur, ovvero l’attestazione, garantita da un ente terzo che effettua le ispezioni, di rispetto del benessere animale in allevamento. E’ importante sottolineare che WelFur è un programma scientifico di valutazione, i cui protocolli sono incentrati sui quattro principi di benessere animale stabiliti nel progetto Welfare Quality della Commissione Europea: buon alloggio, buona alimentazione, buona salute e comportamento adeguato.

Quali sono le attività che AIP sta compiendo per tutelare e promuovere la filiera della pellicceria italiana, in particolar modo per quanto riguarda le specifiche normative e regolamentazioni?
L’Associazione Italiana Pellicceria è impegnata da molti anni nel promuovere le indubbie caratteristiche di sostenibilità della pelliccia come materiale della moda: un impegno che si traduce anche nell’approntare e mettere a disposizione delle aziende strumenti utili per garantire una produzione sostenibile, tracciabile e trasparente in tutti i livelli della filiera. Solo per citare un esempio, da quasi quarant’anni AIP collabora con il Corpo Forestale e con le autorità di gestione della CITES (Convenzione di Washington), l’accordo internazionale approvato nel 1973 proprio per tutelare l’uso sostenibile delle specie animali e vegetali, per fornire informazioni sulle specie selvatiche utilizzate dal settore, nessuna delle quali è a rischio di estinzione, aiutare i funzionari addetti nel riconoscimento delle pelli e tenere costantemente informate le aziende degli adempimenti richiesti dalla normativa.
Per dotare il settore di uno strumento adeguato a tutelare sia le esigenze di informazione dei consumatori che la correttezza e trasparenza degli operatori, sedici anni fa AIP, con la collaborazione di ICEC, l’Istituto di certificazione della qualità per l’industria conciaria, ha iniziato uno studio per l’etichettatura volontaria dei prodotti in pelliccia naturale: tale studio si è concretizzato in un progetto presentato in sede UNI che, nel settembre del 2002 ha portato alla pubblicazione della Norma UNI 11007 “Requisiti e indicazioni per l’etichettatura dei prodotti di pellicceria”. Al di là della sua importanza in termini di comunicazione e di marketing, tale norma acquisiva una particolare rilevanza in considerazione dell’assenza di una normativa specifica che regolasse le modalità di etichettatura dei prodotti in pelliccia: rilevanza subito colta dalla International Fur Federation che, pochi mesi dopo l’ha promossa a livello internazionale imponendola come requisito essenziale per tutte le organizzazioni associate. La collaborazione con ICEC e il lavoro in sede UNI sono proseguiti negli anni e ancora oggi ci vedono impegnati in altri progetti di norma a tutela del settore: l’ultimo è stato il progetto UNI “Requisiti per la denominazione di origine della produzione delle pelli da pellicceria” conclusosi con la pubblicazione della Norma UNI 11712 il 17 maggio del 2018. Il prossimo passo sarà un progetto di norma per uniformare a livello nazionale i criteri ambientali e le caratteristiche funzionali di prodotto che caratterizzano la produzione di pelli da pellicceria in modo che si possano definire a ridotto impatto ambientale o ecologiche. Un progetto particolarmente importante, in quanto la comunicazione per la promozione dei prodotti a ridotto impatto ambientale deve essere basata su informazioni accurate, verificabili, pertinenti e scientifiche, così da evitare ambiguità e confusione nei confronti del consumatore. Questo è, in breve, il nostro impegno in ambito normativo, cui si accompagna il lavoro all’interno della Commissione Sostenibilità di Confindustria Moda, cui la nostra Associazione aderisce, che si prefigge di analizzare quanto già fatto dai diversi comparti dell’industria della moda italiana e individuare i percorsi migliori per rafforzare sempre più diversi aspetti di sostenibilità che vanno dall’attenzione all’ambiente, al corretto uso delle risorse naturali, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alla tutela della salute del consumatore. Un argomento molto ampio e complesso che il mondo della moda deve necessariamente affrontare in modo unitario. Analogo discorso vale per le nostre concerie, la cui altissima qualità è riconosciuta in tutto il mondo. Anche in questo ambito la ricerca per migliorare i processi produttivi è continua: la nostra Associazione collabora costantemente con UNIC, l’Unione delle industrie conciarie italiane, e con la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli di Napoli per garantire che nessuna pelle conciata in Italia possa contenere sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per la salute del consumatore.

I capi in pelliccia naturale per le loro proprietà intrinseche sono fatti per durare e restare belli nel tempo: in pratica, l’esatto contrario del fast fashion. Cosa pensa della recente linea dura intrapresa da alcune griffe della moda nei confronti della pelliccia facendo sfilare invece quella sintetica?
Proprio perché la pelliccia naturale è un materiale assolutamente sostenibile da punto di vista ambientale, ritengo che la scelta fatta da alcune Case di Moda di sostituirla con il sintetico sia dettata più che altro da strategie commerciali. Il sostenere che lo si fa per motivazioni etiche ho il sospetto che in diversi casi risponda più ad esigenze di comunicazione e di marketing che a convinzioni di tipo morale. Sono comunque assolutamente convinto che il nostro compito non sia quello di discutere le scelte aziendali di una griffe o di un’altra: abbiamo il dovere di difendere il nostro prodotto e il nostro lavoro, sottolineando come, quando si parla di vera sostenibilità, la pellicceria non è seconda a nessuno nel mondo della moda.

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